Dio, in Gesù, manifesta poi il suo amore sconfinato, la sua cura, per l’umanità. Gesù è Colui che è «mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi» (Lc 4,18).Ed ancora, Gesù è il Buon Pastore che si prende cura delle pecore (cfr Gv 10,11-18; Ez 34,1-31); è il Buon Samaritano che si china sull’uomo ferito, medica le sue piaghe e si prende cura di lui (cfr Lc 10,30-37). Gesù è Colui che suggella la sua cura per noi offrendosi sulla croce e liberandoci così dalla schiavitù del peccato e della morte. E così, con il dono della sua vita e il suo sacrificio, apre ad ogni uomo la via dell’amore e dice a ciascuno: “Seguimi. Anche tu fa’ così” (cfr Lc 10,37).
I discepoli di Gesù trovano nelle opere di misericordia spirituale e corporale i termini secondo cui possono, anche loro, vivere la dimensione della “cura” che sostanzialmente è:
- promozione della dignità di ogni persona umana,
- solidarietà soprattutto con i poveri e gli indifesi,
- sollecitudine per il bene comune,
- salvaguardia del creato.
La promozione della dignità umana presuppone relazioni vere, calde, profonde e accoglienza indiscriminata di ogni essere umano poiché, come direbbe don Orione, “in ogni uomo brilla l’immagine di Dio”.
La cura del bene comune implica l’impegno di tutti nel creare quelle condizioni di vita sociale che permettano sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente.
La cura mediante la solidarietà non è altro che espressione concretissima dell’amore per l’altro: non un vago sentimento ma uno sguardo attento a tutti i nostri compagni di strada, chiamati a partecipare, alla pari di noi, al banchetto della vita a cui tutti siamo ugualmente invitati da Dio
La cura e la salvaguardia del creato è attenzione e amore alla nostra “casa comune”.
Il Papa invita tutti, soprattutto coloro che hanno responsabilità di guida politica, sociale, educativa, ad usare la “bussola della umanità” e a diventare profeti e testimoni della cultura della cura: vivere ed insegnare a vivere il rispetto reciproco, i valori della solidarietà, del rispetto delle differenze, l’attenzione ai più fragili, l’ ascolto e il dialogo costruttivo, la reciproca comprensione, la compassione, la riconciliazione.
Non ci sarà mai pace se verrà a mancare questa “cultura della cura”: dentro le nostre famiglie, dentro le nostre comunità di appartenenza, “occorrono percorsi di pace che conducano a rimarginare le ferite, c’è bisogno di artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia”.
Papa Francesco, al termine del suo messaggio , invita i cristiani, a tenere lo sguardo rivolto alla Vergine Maria, Stella del mare e Madre della speranza.
“Non cediamo alla tentazione di disinteressarci degli altri, specialmente dei più deboli, non abituiamoci a voltare lo sguardo, ma impegniamoci ogni giorno concretamente per formare una comunità composta da fratelli che si accolgono reciprocamente, prendendosi cura gli uni degli altri”.



Papa Francesco nel suo messaggio per la LIV giornata mondiale della pace ci esorta ad adottare come stile di vita quello della “cura” delle persone e del creato, perché la nostra società si fondi su rapporti di fratellanza e dichiari guerra alla cultura dell’indifferenza, dello scarto e dello scontro . Da qui lo slogan : “La cultura della cura come percorso di pace. “