Alzare gli occhi
Per adorare il Signore bisogna anzitutto “alzare gli occhi”non lasciarsi cioè imprigionare dai fantasmi interiori che spengono la speranza, e non fare dei problemi e delle difficoltà il centro della propria esistenza. Ciò non vuol dire negare la realtà, fingendo o illudendosi che tutto vada bene. Piuttosto, l'invito è a guardare in modo nuovo i problemi e le angosce, sapendo che il Signore conosce le nostre situazioni difficili, ascolta attentamente le nostre invocazioni e non è indifferente alle lacrime che versiamo. Quando questo avviene il cuore si apre all’adorazione. Al contrario, quando fissiamo l’attenzione esclusivamente sui problemi, rifiutando di alzare gli occhi a Dio, la paura invade il cuore e lo disorienta, dando luogo alla rabbia, allo smarrimento, all’angoscia, alla depressione. In queste condizioni è difficile adorare il Signore. Se si verifica ciò, bisogna avere il coraggio di rompere il cerchio delle nostre conclusioni scontate, sapendo che la realtà è più grande dei nostri pensieri. Quando alziamo gli occhi a Dio, i problemi della vita non scompaiono ma sentiamo che il Signore ci dà la forza necessaria per affrontarli. Alzare gli occhi è l’atteggiamento di chi ha scoperto in Dio una gioia nuova, diversa, una gioia che si fonda sulla fedeltà di Dio, le cui promesse non vengono mai meno, a dispetto delle situazioni di crisi in cui possiamo venirci a trovare
Mettersi in viaggio
Prima di poter adorare il Bambino nato a Betlemme, i Magi dovettero affrontare un lungo viaggio. Il viaggio implica sempre una trasformazione, un cambiamento. C’è sempre qualcosa di nuovo in chi ha compiuto un cammino: le sue conoscenze si sono ampliate, ha visto persone e cose nuove, ha sperimentato il rafforzarsi della volontà nel far fronte alle difficoltà e ai rischi del tragitto. L'invito è a metterci in discussione: Non si giunge ad adorare il Signore senza passare prima attraverso la maturazione interiore che ci dà il metterci in viaggio. Il punto è “lasciarsi modellare dalla grazia” come scrive San Paolo: “L’uomo esteriore invecchia (2 Cor) mentre l’uomo interiore si rinnova di giorno in giorno”. I fallimenti, le crisi, gli errori possono diventare esperienze istruttive, ma l'importante è che ci rendano consapevoli che solo il Signore è degno di essere adorato, perché soltanto Lui appaga il desiderio di vita e di eternità presente nell’intimo di ogni persona. Inoltre, col passare del tempo, le prove e le fatiche della vita – vissute nella fede – contribuiscono a purificare il cuore, a renderlo più umile e quindi più disponibile ad aprirsi a Dio. Come i magi anche noi dobbiamo lasciarci istruire dal cammino della vita. Non permettiamo, pertanto, che le stanchezze, le cadute e i fallimenti ci gettino nello scoraggiamento. Guardando al Signore, troveremo la forza per proseguire con gioia rinnovata, ricordando però che “la vita non è una dimostrazione di abilità, ma un viaggio verso Colui che ci ama”. Non dobbiamo mostrare la tessera delle virtù che abbiamo
Vedere al di là dell’apparenza.
Per adorare il Signore bisogna vedere oltre il velo del visibile che spesso si rivela ingannevole. Erode rappresenta la mondanità perennemente schiava dell’apparenza, Erode “non sa vedere”, è in cerca di attrattive, dà valore solo alle cose sensazionali, alle cose che attirano l’attenzione dei più. Nei magi c’è invece un atteggiamento diverso che potremmo chiamare realismo teologale, esso percepisce con oggettività la realtà delle cose, arrivando alla conclusione che Dio rifugge da ogni ostentazione. Il Signore è nell’umiltà, è spesso nascosto e va adorato in situazioni semplici, in persone marginali ed umili. Si tratta di uno sguardo che non lasciandosi abbagliare dai fuochi artificiali dell’esibizionismo, cerca in ogni occasione ciò che non passa, cerca il Signore. Come dice s Paolo : Non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento , quelle invisibili, invece, sono eterne.
Il Signore Gesù ci renda suoi veri adoratori, in grado di manifestare con la vita il suo disegno di amore, che abbraccia l’intera umanità. Chiediamo la grazia di imparare ad adorarlo.
