IL BUON PASTORE CONDUCE LE SUE PECORE

 

Un’azione che caratterizza il buon pastore è quella di CONDURRE. Vorrei raccogliere almeno tre aspetti in cui si concretizza il condurre del Pastore

  1. Condurre alla Parola

Iniziamo dal salmo 23(22), il salmo del buon Pastore-:1Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.  Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.3 Rinfranca l'anima mia, mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome. 4 Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.5 Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici. Ungi di olio il mio capo; il mio calice trabocca.6 Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni.

Nel versetto 2 si dice che il buon Pastore fa riposare su pascoli erbosi e conduce ad acque tranquille.

PECORE SENZA PASTORE Mc 6,30-34 – Mt 9,36

30Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. 31Ed egli disse loro: "Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'". Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. 32Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. 33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.  34Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. (Mc 6,30-34)

Nel Vangelo di Matteo (9,36): Gesù, vedendo le folle, ne sente compassione perché le vede "stanche e sfinite", proprio come un gregge che non ha nessuno che lo guidi. Subito dopo, invita i discepoli a pregare perché arrivino nuovi "operai" per la messe.

Vangelo di Marco (6,34): In questo episodio, Gesù cerca un momento di riposo con i discepoli, ma viene raggiunto da una moltitudine di persone. Invece di spazientirsi, prova compassione e inizia a insegnare loro "molte cose", offrendo la Sua parola come guida.

Io sono il buon Pastore 

 

11Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. 12Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; 13perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. (Gv 10,11-18)

Le immagini tratte dalla pastorizia sono frequenti nell’Antico Testamento, infatti la cultura di Israele era in larga misura pastorale. Mosè e Davide erano pastori, Dio era rappresentato come il pastore del gregge (p.e. Sal 23; 80). È tradizionale l’immagine del re pastore che guida il suo popolo ed è tradizionale anche la figura del Dio Pastore che porta il suo popolo verso la libertà, verso la vita.

Davanti all’infedeltà dei pastori, Dio decide di prendere in mano il suo gregge (Geremia 23; Ezechiele 34) e dare al suo popolo dei “pastori secondo il suo cuore” (Geremia 3,15). La più grande minaccia contro la ribellione sarà: “Non sarò più il vostro pastore!” (Zaccaria 11).

Vorrei ora cercare di ritornare all’inizio della nostra chiamata, per riscoprire quali sono le caratteristiche a cui Gesù guarda per scegliere i suoi pastori e, infondo chiederci, se e come ci stiamo nel gruppo dei pastori del Signore.

Mc 3,13-19 CHIAMATA del MONTE

13Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. 14Ne costituì Dodici - che chiamò apostoli -, perché stessero con lui e per mandarli a predicare 15con il potere di scacciare i demòni. 16Costituì, dunque, i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, 17poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè "figli del tuono"; 18e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo 19e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

La Parola di Dio: un amore che ci parla ancora

Ci sono delle parole che dalla bocca di Dio, fin dall’eternità, hanno risuonato e continuano a risuonare per indicarci cosa egli veramente pensi e senta verso le creature umane, cioè che cosa egli pensa e sente verso di me.

All’inizio della storia dell’umanità leggiamo che Dio dopo aver dato vita all’uomo lo guardò e vide che “era cosa molto buona” (Gen 1,31). La creazione era buona, le creature umane molto buone. Il primo giudizio che Dio ha verso le creature umane è un giudizio positivo, anzi molto positivo, riconoscendo in loro qualcosa di speciale ed eccezionale rispetto a tutte le altre creature. Se poi sfogliamo tutta la Bibbia, nel corso dei millenni, nonostante tutto il male ed il peccato commesso dagli uomini, Dio non ha mai cambiato opinione sulle creature umane! Noi ai suoi occhi siamo “molto buoni”.

Sabato, 02 Maggio 2026 14:49

Inizia il mese dedicato a Maria

Il mese di maggio, nella tradizione cristiana, è da sempre vissuto come il tempo privilegiato dedicato alla Vergine Maria, segno di tenerezza materna, di intercessione e di speranza per ogni credente. È il mese in cui la fede del popolo di Dio si fa più intensa, più semplice e più filiale, elevando a Maria preghiere, fiori e affidamenti quotidiani.

In questo clima di devozione, le parole di don Orione aiutano a contemplare con profondità il mistero della sua grandezza e della sua missione materna nella vita della Chiesa. Luigi Orione scrive: “Maria! Maria SS.!, non sei tu «il secondo nome»? E si ha nome più soave e più invocato, dopo il nome del Signore? Vi è umana creatura, vi è donna, vi è madre più grande, più santa, più pietosa?”

Il mese di maggio diventa così una scuola di contemplazione, dove Maria appare come la Madre viva e presente nella storia della Chiesa: “Maria resta, vive e resta, perché Dio vuole che tutte le generazioni la sentano e la abbiano per Madre. Maria è la gran Madre che splende di gloria e di amore su l’orizzonte del cristianesimo, è guida e conforto a ciascuno di noi.”

Lunedì, 18 Maggio 2026 12:13

Ricordando la canonizzazione di don Orione

Il 16 maggio 2004 Papa Giovanni Paolo II ha proclamato santo Luigi Orione . Nel ricordo di questa solennità, così cara a tutti noi, gli rivolgiamo la nostra preghiera:

O San Luigi Orione, padre dei poveri e apostolo della carità, tu che hai solcato il mare della vita senza paura, sostenuto dalla Divina Provvidenza, insegnaci a non restare sulla riva. Donaci un cuore grande come il tuo, capace di vedere “solo le anime dei nostri fratelli”: anime ferite e smarrite, anime in ricerca e nella gioia, anime povere, sole, dimenticate. Fa’ che sappiamo riconoscere in ciascuno il volto di Cristo e servirlo negli uomini, come tu ci hai insegnato.  O santo della fiducia, insegnaci ad abbandonarci alla Provvidenza, a credere che “Dio è padre e non ci lascerà mancare nulla”, a camminare “per ignem et aquam”, tra le prove e le tempeste della vita, senza perdere la speranza. Quando il mare dentro di noi si agita, quando la paura ci blocca o la chiusura ci fa tornare indietro, donaci il coraggio di attraversare, di fidarci, di amare. Fa’ che anche noi diventiamo ponti, segni vivi di quella carità che sola unisce i popoli e guarisce le distanze.  O Don Orione, tu che volevi essere “tutto a tutti”, rendici operatori concreti di bene, capaci di cercare e medicare le ferite del popolo, di portare consolazione e speranza a chi vive nel dolore. Accendi in noi “la musica profondissima della carità”, perché la nostra vita diventi un cantico di fraternità universale in Cristo. E guidati da Maria, Stella del mare, possiamo attraversare il mare infido del mondo senza temere, fino al porto della vita eterna. Amen.

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“Il Natale è l’amore di Dio che si fa piccolo per entrare nel cuore del povero!” (D. Orione)

Carissime, Carissimi,

è il Natale del Signore! È il Natale di ogni donna e di ogni uomo di ogni luogo e di ogni tempo: di chi lotta per la vita; di chi soffre e di chi viene fatto soffrire;  di chi muore e di chi viene ucciso; di chi è povero e di chi viene reso povero; di chi è in patria e di chi è costretto a lasciarla; di chi viene privato della propria dignità di essere umano!

È il Natale dei bambini innocenti che anche oggi, anche in questa santa notte, l’Erode di turno vuole eliminare;  dei bambini mai nati e non voluti;  dei bambini sfruttati e deturpati;  dei bambini non amati dagli adulti;  dei bambini uccisi da mani criminali;  dei bambini resi infelici dall’avidità di potere, di gloria e di violenza!

In quei contesti, in queste persone, in questi bambini, Dio-Bambino fa udire il suo vagito:

È il vagito della speranza; È il vagito dell’amore; È il vagito di chi vuole essere accolto;  È il vagito dell’innocente;  È il vagito della vita.

È il vagito della promessa di Dioal suo popolo di ogni tempo: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse… Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino… perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio”. (Isaia)

È il vagito dell’amore redentivo:  “È apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini… Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro” (Tito).

È il vagito di Dio annunciato dagli angeli ai pastori: “«Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore” (Luca).

È il vagito che sorprende i pastori:  “Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (Luca).

È il vagito del bambino che diventa adolescente, poi giovane, adulto ed anziano…ed è il vagito che, con gli angeli, proclama: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

(Ascolta la CANZONE di Alfredo Cristiano: PIANTO DI UN BAMBINO)

Carissime, Carissimi, impariamo ad ascoltare il vagito del bambino; educhiamoci ad ascoltare il vagito del bambino; accogliamo il vagito e capiremo il senso profondo e la bellezza della vita; accoglieremo e comprenderemo Colui che è la Vita, Gesù il Signore.

Impariamo da Maria e Giuseppe a non sprecare nessun attimo, a non tradire nessuna emozione, a non venir meno ad ogni premura e cura verso il vagito del Bambino…e avremo la PACE, perché Lui è la pace!

E sarà Natale…sarà un vero Natale…sarà un santo Natale! AUGURI!

(omelia della Veglia di Natale del Direttore Provinciale don Giovanni Carollo , FDP)

Mercoledì, 17 Dicembre 2025 11:18

Santo Natale 2025

Nel mistero luminoso del Natale, mentre contempliamo il Bambino deposto nella mangiatoia, la Parola di Dio ci ricorda che “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14). È qui, nella semplicità e nella povertà di Betlemme, che Dio sceglie di incontrare l’umanità, portando una speranza che non delude.

Come annuncia il profeta: “Quanto sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace” (Is 52,7). Il Natale è proprio questo: un annuncio di pace, di salvezza e di gioia per tutti, soprattutto per i più piccoli, i poveri e i sofferenti.

San Luigi Orione, innamorato di Cristo e dell’uomo, ci invita a vivere questo mistero con concretezza evangelica:
“Fare del bene sempre, del bene a tutti, del male mai a nessuno”.
E ancora ci ricorda che “solo la carità salverà il mondo”, perché è la carità il volto più vero del Dio che nasce per noi.

In Gesù Bambino, Dio “dopo aver parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi”, oggi “ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1,1-2). Accogliere il Natale significa allora lasciarsi trasformare da questa Parola fatta carne, diventando anche noi segno di amore, di misericordia e di speranza.

Con l’augurio che questo Natale riaccenda nei cuori la fede, rafforzi la speranza e renda operosa la carità, sull’esempio di san Luigi Orione e alla luce del Bambino di Betlemme.

                                                                                          Buon Natale e un santo Natale di pace!

DAGLI SCRITTI DI SAN LUIGI ORIONE

 
 
Lunedì, 15 Dicembre 2025 10:48

Avvento tempo di attesa

Natale: tra sguardi e attese.

Il Natale ci introduce in una trama di sguardi e di attese, che attraversano i Vangeli dell’infanzia di Luca e Matteo e rivelano il modo in cui Dio entra nella storia. In questi racconti non troviamo gesti clamorosi, ma sguardi che imparano a vedere e attese che diventano spazio di incontro con Dio. La Parola cresce, infatti, con chi la legge e si lascia guardare da essa.

Lo sguardo: vedere l’altro e rivelare se stessi

Lo sguardo non è solo ciò che ci permette di vedere gli altri, ma è anche ciò che rivela il nostro volto interiore. Il modo in cui guardiamo racconta chi siamo, cosa abita il nostro cuore, come ci poniamo davanti alla realtà. Per questo il Natale ci educa a uno sguardo nuovo, trasformato dall’incontro con Dio.

Lo sguardo di Dio

Nei racconti dell’infanzia di Gesù lo sguardo di Dio è spesso sotteso, ma profondamente presente. È uno sguardo che si posa sull’umile e sull’ordinario: una giovane donna di Nazaret, un falegname, pastori ai margini della società. Dio non è attratto dall’eclatante, ma volge lo sguardo su ogni uomo, su ciascuno di noi.

Questo sguardo è amorevole e misericordioso e diventa per noi criterio di vita: insegna a guardare l’altro senza tener conto di ruoli, prestigio o grandezza sociale. Dio non guarda solo il cuore, come spesso si dice: va oltre il cuore, oltre ciò che siamo e sentiamo, oltre i nostri limiti e le nostre fragilità. Egli guarda ciò che possiamo diventare con Lui.

Lo sguardo di Dio si posa sulla nostra quotidianità: Zaccaria è nel tempio, Maria è nella sua casa. È lì che Dio entra, nell’ordinarietà della vita.

Lo sguardo di Maria e di Giuseppe

Maria e Giuseppe ci consegnano uno sguardo turbato ma credente. Maria conosce la promessa del Salvatore, ma non può immaginare che essa la coinvolgerà così profondamente. Il suo sguardo è quello di chi, pur non comprendendo tutto, interroga la realtà con la fede.

Anche Giuseppe vive uno sguardo inquieto, ma capace di conversione. Il suo “mentre pensava a queste cose” rivela uno sguardo che non giudica in fretta, ma discute con Dio ciò che non comprende. Il sogno diventa il luogo in cui Dio trasforma il suo sguardo.

Il Natale ci invita a passare dal “vedo e giudico” al “vedo e ascolto”, a chiederci: Come vuole Dio che io affronti questa realtà? È l’invito a guardare la nostra storia con Dio, lasciandoci convertire nel modo di leggere ciò che viviamo.

Lo sguardo dei pastori

I pastori ci insegnano che la fede non nasce da noi, ma da una chiamata che ci raggiunge. Il loro sguardo è quello di chi vede con occhi nuovi e non trattiene per sé ciò che ha incontrato. Diventa annuncio, condivisione, lode.

Lo sguardo credente riconosce il Bene e sente il bisogno di dirlo. Il Natale ci educa a trasformare lo sguardo in testimonianza, perché ciò che viene da Dio non può restare chiuso nel cuore.

Lo sguardo dei Magi

I Magi rappresentano uno sguardo che scruta i segni della storia. Sanno leggere ciò che accade e andare oltre l’apparenza. Dio parla attraverso la quotidianità, attraverso persone e avvenimenti: non solo nella preghiera, ma nella vita concreta.

Il loro è uno sguardo insieme intellettuale e spirituale, capace di riconoscere che il mondo è abitato dal divino. In quel Bambino essi riconoscono Dio, si inginocchiano e adorano. Il Natale ci invita a chiederci: Che cosa mi sta dicendo Dio in ciò che mi capita?

Il Natale come tempo dell’attesa

L’Avvento è il tempo dell’attesa, ma spesso abbiamo disimparato ad attendere. I protagonisti del Natale, invece, ci mostrano che l’attesa può diventare luogo di fecondità.

Zaccaria ed Elisabetta vivono l’attesa nella sterilità, che si trasforma in vita nuova. Non tutte le sterilità diventano fertilità, ma tutte possono diventare fecondità, se l’attesa è vissuta bene. L’attesa purifica i desideri, insegna la fiducia, educa ad accettare i limiti e a riconoscere che non tutto è sotto il nostro controllo.

Simeone e Anna ci insegnano la perseveranza nell’attesa, la capacità di riconoscere i piccoli segni di Dio nel tempo lungo della vita.

Esiste anche un’attesa bloccata dalla paura di sbagliare. Il Natale ci ricorda che l’errore può diventare apprendimento e che attendere significa anche esporsi al rischio di vivere. L’attesa fa crescere il desiderio, apre alla relazione, perché è sempre attesa di qualcosa che ha valore.

Uno stile di vita natalizio

Dai Vangeli dell’infanzia emerge un cammino concreto:

  • Zaccaria ci insegna il valore del silenzio interiore, necessario per comprendere.
  • Giuseppe ci insegna che non tutto si capisce, ma tutto può essere vissuto nell’amore.
  • Simeone ci insegna ad attendere nel tempo e a riconoscere i segni discreti di Dio.

L’attesa va riempita dando valore al presente, anche quando non coincide con ciò che avevamo immaginato. Va riempita di passi realistici, di progettualità possibile, di fiducia. Soprattutto, va riempita dell’altro e dell’Altro.

Così il Natale diventa una scuola di sguardo e di attesa, in cui impariamo a lasciarci guardare da Dio e ad attendere con Lui.

 

DOMANDE PROVOCAZIONI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE

Prenditi del tempo e analizza i tuoi sguardi, fai un esame di coscienza dell'ultimo periodo, focalizzati sugli ultimi giorni , scegli tu quali , ma fai questo esercizio scegliendo proprio di analizzare da un giorno ben preciso ad oggi.

Rifletti:

 Come è stato il tuo sguardo? Cosa ha prodotto il tuo sguardo? ( giudizio, compiacenza, piacere, ammirazione?) Su cosa ti sei concentrato e perché? Cosa cerchi: difetti ?pregi?

Prova a cercare, in ciò che guardi (persone, relazioni, situazioni , segni della presenza di Dio. Insomma, in ciò che guardi, chiediti cosa ti vuole direDio e scoprirai che in tutto quello che guardi Dio ti chiede qualcosa, ti insegna qualcosa, Dio ti parla.

Cosa fai quando non c'è niente da fare? (Quando c'è una coda da fare, un'attesa dal medico, prima di prendere sonno?  Cosa accade quando desideri una cosa che non ottieni subito o non ottieni? Cosa provi? Come gestisci prima la paura che non si avveri un desiderio e poi la frustrazione perché non si è avverato? Come gestisci emotivamente i tuoi fallimenti … i tuoi errori?

(appunti tratti dalla predicazione di don Antonio Mancuso, presbitero della diocesi di Palermo)

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